PENSIONI Sforbiciata sulle rivalutazioni
per gli assegni sopra i 1.670 euro netti
Nella legge di bilancio è stato approvato un taglio delle rivalutazioni delle pensioni per gli assegni medio alti
«La Meloni come Monti, torna a far cassa sui pensionati e con il taglio delle pensioni si finanzia la manovra fatta di flat tax».
La segreteria dello Spi Cgil di Lodi, il sindacato dei pensionati, fa i conti al taglio della perequazione programmata e polemizza con le scelte del Governo che ancora una volta penalizzano gli anziani.
Il taglio sulle rivalutazioni colpirà tutti coloro che percepiscono una pensione da 1.670 euro netti, e avrà effetti perenni dal momento che anche le eventuali rivalutazioni future partiranno dalla base più bassa tagliata quest’anno. Nel Lodigiano gli anziani over 65 anni sono circa 50mila, e dunque la platea delle persone che perdono reddito è piuttosto ampia, dagli insegnanti agli operai specializzati, dagli impiegati ai quadri della funzione pubblica, e soprattutto i pensionati ritiratisi dopo 40 anni di lavoro, magari proprio per avere un assegno mensile un poco più pesante.
Le pensioni oltre quattro volte il minimo subiranno dei tagli
«Le pensioni dovrebbero seguire la perequazione fissata per legge, ma il Governo ha deciso che rivaluterà solo quelle fino a 4 volte il minimo, e peraltro l’adeguamento sarà del 7,3 per cento, nettamente inferiore all’inflazione – spiegano il segretario dello Spi Cgil Salvatore Panella con Antonio Piccoli e Daniela Saresani, della segreteria -. Per tutti gli altri scattano i tagli. Ciò significa che le pensioni oltre 4 volte il minimo perderanno cifre consistenti. Di fatto nella legge di bilancio questa è la prima voce d’entrata, pari a 3,8 milioni di euro l’anno».
Per avere alcuni parametri, chi percepisce una pensione lorda da 2mila 620 euro circa, 2mila 100 netta, perderà 275 euro l’anno, chi riceve una pensione da 3mila 150 euro lordi, 2mila 285 netti andrà incontro a una perdita di 720 euro l’anno, e così via a salire, fino agli oltre 1.000 euro di taglio per le pensioni nette da 3mila euro in su. Le rivalutazioni sono già negli assegni di gennaio per pensioni fino a 1.650 euro, quelle per le pensioni più alte, decurtate, arriveranno da febbraio. Il conteggio deve essere effettuato sul totale delle pensioni percepite, nel caso per esempio di una pensione da lavoratore e una di reversibilità. «Si fa fatica a pensare che il limite di 1.650 euro preso dal Governo sia pari a quello di una pensione d’oro – spiegano i sindacalisti -. Abbiamo già avuto richieste di chiarimenti da insegnanti e operai che percepiscono 1.700 euro di pensione. Il tutto è aggravato dal fatto che a dicembre alcune pensioni hanno beneficiato di alcune decine di euro in più per il supporto previsto dal Decreto Aiuti bis, quindi addirittura alcuni si ritrovano l’assegno di gennaio più basso di quello di dicembre, soprattutto se scattano i conguagli fiscali dell’Inps».
Al di là dei tecnicismi, il quadro è desolante. «Ancora una volta si ricorre alle pensioni e ai pensionati per fare cassa – commenta Eliana Schiadà, segretario generale della Cgil di Lodi -. L’aveva già fatto la coppia Monti-Fornero nel 2012, ora il governo Meloni ripropone lo stesso schema. E a rimetterci sono i pensionati, non solo quelli d’oro».
Andrea Bagatta